Allattamento: la storia di Chiara

Chiara, sotto consiglio di un’amica che ha già partorito, mi contatta alla 37esima settimana di gravidanza per un incontro informativo sull’allattamento.

Ci incontriamo al suo domicilio insieme a Luca, il suo compagno, e parliamo dell’avvio dell’allattamento, della sua fisiologia e delle risorse che si possono mettere in atto già nelle primissime ore di vita in ospedale (luogo scelto da Chiara per la sua nascita).

In questo incontro punto a fornire già alla famiglia delle competenze per poter capire se tutto sta andando bene e per risolvere eventuali piccole difficoltà iniziali.

Ci salutiamo con l’intento di rivederci alla nascita del piccolo Marco e la mia disponibilità di raggiungerla già durante i giorni di degenza ospedaliera, se ce ne fosse la necessità.

Il percorso insieme

Dopo tre settimane Marco nasce da parto vaginale, spontaneo ma lievemente precipitoso. Tutto va per il meglio: lui e Chiara stanno bene, anche se il travaglio si svolge in maniera molto intensa e veloce.

Questo particolare comporta che Marco nasca con alcune tensioni muscolari e del viso. Queste tensioni rendono in prima battuta difficile l’attaccamento al seno. Infatti, se avvicinato a questo, si addormenta senza riuscire ad attaccarsi.

Chiara, memore di ciò che ci eravamo dette, mi contatta immediatamente. A 20 ore di vita, conosco Marco in ospedale e mi accorgo della sua difficoltà.

Mettiamo in atto alcuni comportamenti volti ad aiutarlo. Applichiamo la spremitura manuale per offrire colostro senza che lui debba faticare ad attaccarsi. Facciamo anche in modo che vi sia tanto contatto pelle a pelle e un’immediata offerta del seno ai primi segnali di fame.

Anche l’ospedale si era attivato per aiutare Chiara, offrendo l’uso del paracapezzolo. Quest’ultimo all’inizio aiuta Marco ad attaccarsi, ma non a poppare efficacemente.

La continuità nell’assistenza per l’allattamento del bambino

Avendo parlato dell’attacco e della poppata con Chiara quando era ancora in dolce attesa, lei aveva già le competenze necessarie per capire di dover lavorare ancora su questi due aspetti. Perciò, decide di rimanere in contatto costante con me e di rivederci a casa sua una volta dimessa dall’ospedale.

Lavorando sul corretto posizionamento e le risorse personali dell’ambiente domestico, della mamma del papà e del piccolo, Marco riesce ad attaccarsi al seno in autonomia.

Nel frattempo vengono coinvolte trasversalmente anche altre professionalità, come osteopata e pediatra, per aiutare Marco a risolvere le difficoltà posturali e le contratture muscolari. Ci muoviamo tutti nella stessa direzione con continuità nell’assistenza.

Dopo esserci riviste un altro paio di volte Chiara riesce a rimuovere definitivamente il paracapezzolo. Quest’ultimo, infatti, non stava consentendo a Marco di mangiare adeguatamente (l’ausilio va usato solo in caso di necessità particolari, perché è molto complicato ottenere un attacco corretto indossandolo!). Rimuovendo il paracapezzolo il piccolo inizia a poppare con sempre maggior efficacia e a recuperare il peso di nascita.

Ad oggi Marco ha quasi tre mesi, l’allattamento prosegue serenamente ed io e la sua famiglia rimaniamo sempre in contatto al fine di continuare questo percorso in totale serenità.

in questo articolo:

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